Prendiamo per esempio la nostra famiglia e la sua estensione. La forza magggiore viene dal numero degli individui. Come un motore che ha 10 cavalli o 100 cavalii. Se questi sono messi a lavorare per il bene commune,in questo caso l’automobile, allora si vede che l’unione di queste forze motrici rendono il risultato piu’ interessante.Ma piu’ cavalli ci sono piu’ e’ potente il mezzo usato per il fine finale.
Prendiamo ad esempio cosa ci appartiene e cerchiamo di valutarlo e sfruttarlo al meglio.
Anche qui, dieci pezzi di terra messi insieme e lavorati in comune renderebbero molto di piu’ che se lavorati individualmente.
Non solo perche’l’aiuto reciproco facilita la lavorazione e stringe i tempi di impiego , ma anche perche’ certe risorse verrebbero lavorate in un posto meglio che un altro in accordo della posizione, del tipo di terreno, della quantita’ di aqua disponibile etc.
Il problema e’ la frammentazione delle risorse. Piu’ si frammentano e piu’ tendono a scomparire. Quello che dovremo fare e’ riunire queste risorse per il beneficio commune.
Questo manterrebbe il potenziale intatto e in piu’ aiuterebbe gli individui a restare uniti per il bene comune.
La societa’ moderna ha anche qui causato frazionamenti della societa’ a partire dalla famiglia. Anche qui l’insegamento dal passato dovrebbe essere seguito come un nuovo esperimento di reintegrazione sociale. Molti sociologi confermano nella stessa linea seguita da alcuni politici che molti malesseri sociali vengono da questa perdita di micro comunita’ che sono la famiglia e il vicinato. E anche qui sapppiamo che noi abbiamo questo vantaggio inquanto le nostre relazioni interfamiliari e di vicinato sono ancora li. Si, si stanno perdendo, ma possiamo recuperarle.
Altro punto interessante riguardo la societa’ moderna e’ il lavoro. Il lavoro e’ visto come un fattore indispensabile per la sopravvivenza sia come individui che come societa’. Cio’ che oggi si sta dimenticando e’ che la societa’ in cui viviamo sta dettando le leggi del lavoro e schiavizzando gli individui per farla funzionare. Oggi non si lavora per la pagnotta ma per mantenere l’economia del consumismo, che e’ basata sulla produzione (surplus produttivo), la vendiata e disposizione di beni che in gran larga maggioranza non hanno niente a che vedere con cio’ che e’ essenziale per la nostra vita quotidiana di soppravvivenza. Questo ci spinge a lavorare almeno otto ore al giorno (ad esempio di giornata lavorativa di un lavoratore dipendente) solo per poter guadagnare abbastanza e poter essere in grado di comprare molti di questi beni non strettamente necessari.
Noi siamo ormai schiavi di questo meccanismo produttivo che ci spinge al guadagno di soldi che sono poi spesi per mantenere in piedi questa produzione, inquanto poi spendiamo questi soldi per comprare i prodotti che noi lavoriamo, e quindi usandoli e buttandoli dobbiamo rimpiazzarli producendone altri. E cosi via all’infinito.
L’aspetto piu’ preoccupante pero’ e’ legato non ai prodotti superflui ma all’alimentazione. Escludendo i milioni di persone che vivono nelle grandi metropolis e le quali dipendono da tutto e non possono essere autosufficenti per alimentarsi, chi invece possiede un pezzo di terra e non lo usa o non ne usa i frutti, andando invece a comprarli e spendendo dei soldi per questi, quindi lavorando per guadagnare questi soldi, qui e’ dove c’e’ una contraddizione.(In un libro che ho letto recentemente c’era un passaggio che si riferiva alla prima meta’ dell’ottocento, dove i propietari che avevano molti frutti dalla loro terra e che non li raccoglievano, avrebbero dovuto essere considerati criminali, inquanto sprecavano o non ridistribuivano il frutto naturale della terra.Non solo, l’autore del quale non ricordo il nome, diceva che chi non aveva terre avrebbe dovuto avere il diritto di andare a prendersi questi prodotti che altrimenti sarebbero stati distrutti inutilmente).
Semplicemente: avere le mele in casa e non mangiarle, ma andare a comprarle non e’ un atto ragionevole, ma la verita’ e’ che questo accade dapertutto. Le mele sono un esempio di molteplici altri prodotti.
Uno dei problemi maggiori del consumismo e’ legato al fatto che non si da piu’ valore alle cose, sia quelle utili che quelle superflue.Cio’ e’ dovuto al fatto che qualsiasi cosa si compri oggi non e’ necessario tenerla per durare.Anzi, i prodotti di questa generazione devono essere cambiati perche’ diventano fatiscenti dopo pochi mesi o pochi anni. In piu’ molti prodotti sono fatti per non durare e pertanto, volente o nolente bisogna cambiarli.
Esempi di consumismo anche a non basso prezzo sono i telefonini, gli Ipod ,screen tv, abbigliamento e scarpe etc, che si comprano e si cambiano troppo in fretta, tutto per sentirsi “ cool “ e per mantenere la produzione, quindi i posti di lavoro, quindi le otto ore lavorative necessarie per guadagnare molto e spendere molto. Ma spendere per che cosa? Questa e’ la domanda alla quale non vogliamo rispondere.
La lavatrice o il frigorifero costruiti negli anni settanta funzionano ancora se sono trattati bene. La loro funzione e’ di funzionare e funzionano. Oggigiorno, questi prodotti durano tre o quattro anni e poi si rompono, non funzionano piu’. Qui e’ la scusa per comprarne uno nuovo anche perche’ essendo maggiormente elettronici aggiustarli costa delle volte di piu’ che ricomprarli nuovi.
Qui e’ un altro punto dolente della storia. Molti prodotti costano poco perche’ prodotti nei paese dell’est, e spesso grazie allo sfruttamento della manodopera sia di adulti che di bambini. Quando compriamo i pantaloni che costano solo due o tre euro questa e’ la ragione dietro questi costi. Molti di noi non sono a conoscenza di questi aspetti dell’economia globale, che si, fa girare i soldi un po dapertutto ma nello stesso tempo arrichisce solo pochi e fa sentire tutti noi realizzati perche’ risparmiando in questo modo possiamo permetterci altri lussi non necessari. Molto del nostro benessere e’ legato a questa economia immorale che aiuta solo parzialmente le popolazioni piu’ povere,sia in quei paesi di produzione che da noi, dove i piu’ poveri devono cercare questi prodotti per sbarcare il lunario.
Anche qui cercando nel passato troviamo delle risposte. Pantaloni, maglioni e altri abbigliamenti erano passati da fratello a fratello ,sorela a sorella o ad altri piu’ piccolo.Scarpe erano un lusso, e generalmente si avevano un paio per tutti i giorni e un paio per la domenica e altre occasioni di festa. Oggi ci sono degli eccessi che non si giustificano. Una persona con un po’ di intelligenza non dovrebbe accumulare decine e decine di capi di vestiario e decine di scarpe che raramente si usano.Il prodotto non ha piu’ il fine per il quale e’ stato disegnato ma solo un accessorio di moda da sfoggiare.
Piu’ se ne ha e piu’ ci si sente realizzati o gratificati. Perche’ dovremo avere 10 maglioni, 10 paia di pantaloni e dieci paia di scarpe? Nella scuola dove lavoro, i ragazzi abbandonano il loro vestiti ogni giorno e ne loro ne i loro genitori si preoccupano di recuperarli, cosi’ che alla fine di ogni trimestre io e i miei colleghi raccogliamo dalle dieci alle 15 buste nere di spazzatura piene di vestiti e scarpe.
“I paesi industrializzati devono imparare cosa significa vivere con poche risorse, perche’ credere che l’abbondanza di cibo sia infinita e’ una illusione.” Da Waste :uncovering the global scandal.( Spreco:la scoperta di questo scandalo globale)
In passato si viveva in case poco riscaldate. Ci si copriva con un maglione in piu’ e non c’era bisogno di super riscaldamento. Oggi la temperature della maggior parte degli ambienti abitati e’ salita di molti gradi e in circostanze del tutto incredibili molte persone si svestono in casa inquanto e’ troppo caldo. Questo atteggiamento e’ del tutto inacettabile.E’ ancora una volta il risultato di una societa’ consumistica sino allo spreco di risorse in modo del tutto non neccessario. Anche il cibo che una volta era tenuto in cucina durava di piu’ perche’ era tenuto a una temperature del tutto naturale. Oggi, molti prodotti sono messi ne frigorifero con l’illusione che si conservino meglio, provocando invece il contrario inquanto i frigo sono tenuti spesso a temperature sbagliate. Anche qui, le case dei nostril genitori e nonni erano piu’ adatte alla conservazione di alcuni cibi.
Lo spreco fa ormai parte della struttura della societa' moderna.Sprechiamo perche' produciamo, ma non produciamo solo quello di cui abbiamo veramente bisogno,ma molto di piu', pertanto lo sprechiamo.C'e' troppa scelta a disposizione e spesso compriamo piu' di quello che abbiamo pensato di comprare.
"Waste is embedded in the structure of modern society. We waste because we produce, but we do not produce only what we need, but much more, therefore we waste it. Too much choice is available and often we buy more than planned".
Non ricordo da dove ho preso questa breve descrizione, ma sottolinea molto bene il concetto sino qui espresso.
Non tutti sanno quale impatto lo spreco di cibo ha sull’ambiente e molti non sanno che lo spreco di cibo in societa’ dell’ovest crea fame in altri paesi. Per capire questo bisogna comprendere come la produzione e la distribuzione del cibo funzione nel nostro pianeta.
Dovremmo analizzare il modo in cui le risorse erano usate in passato e l’impatto ambientale che esse avevano e confrontarle con il presente. Dovremmo partire con l’esempio dell’aqua. Come si viveva con l’aqua, il suo uso e gli sprechi. Partendo da un elemento dovremmo quindi far riaffiorare i ricordi .
Prima di tutto l’aqua non era in vendita. Nessuno aveva pensato che l’aqua poteva diventare un affare multi milionario arrivando al punto che uno degli elementi naturali, indispensabili per la soppravvivenza degli esseri umani potesse essere controllata da autorita’,prima statali e poi private, e quindi venduta in bottiglie o altri contenitori, in svariate forme e gusti e a prezzi talvolta immorali. Se qualche centinaio di anni fa qualcuno avesse pensato questo, sarebbe stato preso per matto! Ma e’ la realta’ delle cose.
L’aqua che dovrebbe esssere un diritto intoccabile per ogni individuo vivente e’ ora alla merce’ di pochi furbi che la controllano e ce la vendono. L’aqua dovrebbe essere un diritto non qualcosa che devi comprare nei negozi o al bar.
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