Siamo alla fine di gennaio, con il tempo che e' migliorato un po', e temperature dai cinque ai sette gradi di giorno, e' come essere al mare in estate.
Dopo due settimane sono riuscito a macellare il maiale e tutte le appezzature varie, i salami, le salsicce, i prosciutti sono pronti. naturalmente ho fatto anche delle cotolette e bistecche. Posso ritenermi soddisfatto del risultato ma certo ho ancora molto da imparare.
Ieri abbiamo lavorato nella casa di legno installando alcuni muri interni con l'aggiunta di materiale isolante.Ci sono ancora due pareti da finire e pultroppo durante le vacanze di natale il tempo e' stato troppo brutto per lavorare.
Speriamo di completare la casa per la fine di febbraio.
Ieri ho anche usato per la prima volta l'affumicatore e ho lasciato due pancette e due salami ad affumicare per tutta la notte. Il risultato estetico sembra buono, ma bisognera' aspettare per l'assaggio prima di dare un giudizio complessivo.
Questa mattina ho messo un po' di ordine nei freezers per vedere quanta roba ho ancora in riserva. C'e' molto di piu' di quanto mi aspetassi. Cosi' a memoria posso dire che ho ancora quattro conigli, due polli, due fagiani,12 hamburger di luccio,8 amburger dal maiale, 20 amburger di coniglio, quattro salsicce giganti e due medie, tre pacchi di ravioli,quattro chili di piselli,8 pacchi misti di barbabietole con foglie e gambi,quattro bottiglie di concentrato di succo per il te alla frutta, alcune bottiglie di latte piu' un misto di altre verdure e cose varie. A questo si deve aggiungere parte del maiale che mi e' stato dato per il lavoro svolto. Cotolette, bistecche,arrotolati per arrosto vari piu' i salami e le pancette. Ho ancora circa quattro chili di farina, dieci e piu' chili di patate, una zucca e una cipolla. Forse mi sto dimenticando qualcosa, si, tre torte fatte con le prugne del nostro albero e una dozzina di fette di torta di cioccolato recuperata durante il periodo natalizio dalla scuola. Insomma, ho piu' cibo di quanto mi serva. Quello che e' interessante e' il fatto che mentalmente tendo sempre a risparmiare e usare meno possibile e tutto. Per esempio da un cavolo ne ho ricavato almeno cinque piatti diversi. Un'altra considerazione va fatta sul fatto che tutta la famiglia ha mangiato da queste riserve per tutto il periodo natalizio e questo dimostra come con un po' di organizazzione si puo' vivere spendendo pochissimo. Se dovessi considerare la farian, il latte, qualche bottiglia di pomodoro e due panetti di burro sino ad ora avuti in cambio della mia pasta, ho fatto il calcolo che avrei speso circa cinque sterline al mese per questi prodotti. Ieri abbiamo anche imbottigliato della birra e questa volta abbiamo calcolato quante bottiglie ne sono uscite e quanto ci sarebbero costate se comprate.Abbiamo imbottigliato quaranta bottiglie per un valore speso di £11.50. Se avessimo comprato queste dal supermercato avremmo dovuto spendere circa £ 60. Riguardo il vino, il discorso e' molto piu' interessante inquanto la spesa media per una bottiglia di vino(scarso) e' di circa £3.99, mentre quello che produco io e' di circa 25 centesimi!!
Come si vede non solo c'e' la soddisfazione di p[rodurre le tue cose e sai cosa mangi..ma si risparmia un sacco (letteralmente) di soldi. Ad ogni modo, credo che questa esperienza mi abbia insegnato diverse cose e sono certo che continuera' anche piu' a lungo anche se alla fine di febbraio potro' permettermi un bel pesso di salmone arrosto per celebrare...
Qui alcune foto recenti.
Questa e' la meta' del maiale ancora da tagliare
Il mio pranzo di oggi: cavolo bollito e una fetta di fegato impanata
La pancetta e l'affumicatore senza coperchio
Le pancette e i salami dopo una notte nell'affumicatore
Altre pancette e salami appesi ad asciugare
Il prosciutto sotto sale.
Monday, 31 January 2011
Friday, 21 January 2011
Articolo da leggere e poi in fondo pagina un link da guardare e ascoltare.
INCHIESTA ITALIANA
Yogurt, verdure e bistecche
L'Italia dei cibi scaduti è una macchina dello spreco che brucia ogni giorno 1.590.142 pasti completi. Quanto basterebbe ad apparecchiare prima colazione, pranzo e cena per 636.660 persone. E che fa viaggiare verso gli impianti di smaltimento - o, peggio ancora, verso la discarica - 16.283 tir all'anno stracarichi di yogurt, verdura, fette biscottate, bistecche e formaggi.
Rrei solo di essere rimasti troppo a lungo tra gli scaffali di negozi e ipermercati, superando la soglia di non ritorno della loro data di scadenza. Che fine fa tutto questo (ex) ben di Dio che vale quasi un miliardo di euro l'anno? Ed è davvero tutto cibo da buttare? Quanto se ne riesce a salvare in zona Cesarini per destinarlo a opere di beneficenza? Quali prodotti vanno in discarica e quali (e come) vengono riciclati? Chi sono e come operano i "pirati" del cibo scaduto?
UNA QUESTIONE DI ETICHETTA A regolare nascita, vita, morte (e in qualche caso reincarnazione sotto nuove forme) di quello che mangiamo è un rigido regolamento europeo completato da alcune norme tutte tricolori. La legge - semplificando - è chiara. Esistono due tipi di etichette per fissare la scadenza: una tassativa - "Da consumarsi entro" - destinata ai prodotti rapidamente deperibili come latte fresco, carne, uova e pesce che non possono essere venduti oltre il giorno stabilito. L'altra aggiunge solo un avverbio - "Da consumarsi preferibilmente entro" (la troviamo per dire su pasta, yogurt, oli e succhi di
frutta) - ma ha caratteristiche completamente diverse.
È un'indicazione "commerciale", tecnicamente il "termine minimo di conservazione", stabilita dai produttori per indicare la data presunta in cui l'articolo inizia a perdere le sue caratteristiche organolettiche. Senza essere per questo essere per forza dannoso per la salute. "Prendiamo lo yogurt - spiega Andrea Segrè, preside della facoltà di agraria di Bologna e presidente di Last Minute Market (Lmm), una società creata dall'università emiliana per il recupero (a fin di bene) dei cibi invenduti - . Cosa succede un secondo dopo l'ora X indicata come termine "preferibile" di consumo in etichetta? Niente. Semplicemente muore qualche migliaio dei milioni di fermenti lattici vivi presenti nella vaschetta. Lo yogurt in sé se ben conservato è ancora perfettamente commestibile per altre due settimane. Io ne ho in frigo uno scaduto a maggio scorso che consumerò a scopo dimostrativo davanti alle telecamere!".
Un kamikaze? Non proprio, se è vero che paesi avanzati dal punto di vista alimentare come Svizzera e Gran Bretagna prevedono una doppia etichettatura che separa il giorno "fatale" dell'inizio del decadimento organico da quello in cui il vasetto o la confezione di pasta o il barattolo di marmellata diventano (spesso settimane o persino mesi dopo) davvero pericolosi per la salute.
LA HIT-PARADE DEI CIBI SCADUTI Quanto si conservano in media i cibi una volta arrivati al supermercato? E quali sono quelli che scadono di più? Risposta (alla seconda domanda) facile: quelli che durano di meno. Negozi, supermercati e iper tricolori non riescono a vendere, a volte anche per difetti di conservazione, tra l'1 e l'1,2% del loro fatturato. Qualcosa come 244mila tonnellate di prodotto l'anno. Lo spreco però è a diverse velocità.
Il re assoluto di categoria - specie nella grande distribuzione - è il pane: tra francesini, baguette, bocconi al sesamo, michette e filoni ne resta sugli scaffali ogni giorno qualcosa come il 15%. Segue la verdura con uno scarto secondo i dati Lmm del 10%. Secondo stime interne di Assolatte il reso del latte fresco ("vita media 6 giorni allungabili a nove con una buona conservazione in frigo", assicura un esperto di settore) è tra il 2,5% e il 3%. Quello dello yogurt è tra il 3 e il 5% malgrado una durata tra i 20 e i 30 giorni. "La carne dei banconi di macelleria, tagliata dal dettagliante, dura attorno ai tre giorni e ha tassi di invenduto sotto l'1,6%", spiega Francois Tomei di Assocarni. Resiste di più il pollo pre-confezionato in atmosfera modificata (senza ossigeno in vaschetta) che dura sei-sette giorni nel frigo del negozio. I prodotti a scadenza più lunga - la pasta di grano duri, i biscotti e i formaggi stagionati come parmigiano e grana - hanno invece resi vicini allo zero.
SALVATAGGI (BENEFICI) LAST MINUTE Cosa succede al cibo scaduto o quasi? Chi ha la responsabilità di riciclarlo o smaltirlo? E quanto costa? Anche in questo caso la legge non lascia dubbi: "Il produttore del rifiuto è responsabile della sua destinazione finale" spiega Paola Ficco, giurista ambientale e docente presso La Sapienza. La sola industria alimentare, secondo le stime della Fda americana, spende il 4% dei suoi ricavi per smaltire questo eccesso.
Non proprio spiccioli: il listino prezzi delle aziende specializzate nel trattamento del cibo scaduto offre servizi di ritiro a prezzi che vanno dai 6 agli 80 centesimi al chilo a seconda del prodotto. Ridurre al minimo lo spreco, insomma, è pure questione di risparmio. "Noi cerchiamo di lavorare come padri di famiglia, riducendo al minimo l'invenduto" conferma Renata Pascarelli della direzione qualità di Coop Italia. Come? Il metodo più semplice è quello dei big della grande distribuzione inglese: la creazione di aree specifiche nel punto vendita dove concentrare la vendita a forte sconto - tra il 30 e il 50% - dei prodotti vicini alla scadenza.
Questa specie di saldo last minute sta iniziando a prender piede in Italia solo ora. La via maestra per ridurre lo spreco nel Belpaese - a dire il vero per ora un sentierino molto stretto - è un'altra: l'intervento di società organizzate per raccogliere gli alimenti che si avvicinano alla "morte organolettica" per riutilizzarli a fini benefici. "Una scommessa in cui vincono tutti: il produttore che risparmia, l'ipermercato che delega la logistica, l'ambiente che elimina i rifiuti e chi riceve in dono il cibo", dice Segrè. La Coop con il suo progetto "Buon fine" - che coinvolge 380 punti vendita, 1.301 onlus e 123mila beneficiari finali - ha salvato dalla discarica e distribuito nel 2009 oltre 2,4 milioni di chili di alimenti per un valore di 14 milioni di euro. Esselunga ha firmato una convenzione con il Banco Alimentare che ha recuperato un milione di euro di prodotti nel 2009. Lo stesso fanno Conad e gli altri big.
Il Banco Alimentare da solo ha raccolto e redistribuito nel 2009 lungo l'intera filiera dal campo all'iper merce per 228 milioni di euro (solo 5 però ritirati dalla grande distribuzione). Last minute market lavora con 40 differenti realtà in tutta Italia. Secondo le stime dello spin-off universitario di Bologna, il solo recupero del cibo che scade tra gli scaffali consentirebbe di ridurre di 291mila tonnellate l'anno le emissioni di CO2 in Italia. "Di lavoro da fare ce n'è molto - assicura Segrè - . Nel 2003, per dare un'idea, abbiamo fatto il primo lavoro con un Conad di 6mila mq. a Bologna. In un anno abbiamo riciclato 172 tonnellate, 17 tir in meno in discarica e pasti ogni giorno per 350 persone. E oggi quel Conad, grazie al nostro lavoro, ha imparato a "buttare" solo 90 tonnellate l'anno".
SE LA EX FETTINA DIVENTA DETERSIVO La percentuale di alimenti quasi scaduti recuperati in tavola è però ancora ridottissima. Cosa succede a quelli ormai irrecuperabili? Si possono riciclare sotto nuove vesti? Anche qui la normativa è composita. Pane e verdura, per dire, "sottostanno alle regole dei rifiuti normali", spiega Ficco. Vanno cioè liberati dagli imballaggi, poi - se le cose sono fatte per bene - finiscono agli impianti di compostaggio o di biogas. Oppure, gli uomini di settore spiegano che è quello che capita più spesso, prendono la strada della discarica.
Più complesso l'iter per le carni. Naturalmente (almeno in teoria) non possono finire nel bidone dei rifiuti così come sono. E devono essere trattati con procedure ben stabilite. "I prodotti non presentabili ma con caratteristiche di commestibilità finiscono per lo più all'industria per l'alimentazione di animali da compagnia", spiega Tomei. Il resto viene degradato a "sottoprodotto di origine animale". Viene ritirato da aziende specializzate che separano il grasso - la parte più pregiata - in impianti di colatura e bollitura. Gli scarti meno nobili sono indirizzati all'incenerimento, all'industria dei fertilizzanti e alla termovalorizzazione del biogas ("abbiamo anche ottenuto certificati verdi per il nostro ruolo nel campo dell'energia rinnovabile", racconta il direttore di Assocarni).
La parte più pregiata della ex-fettina o della coscia di pollo viene girata all'industria chimica. Che utilizza i derivati di carne scaduta nella produzione di detersivi, saponi e persino di medicinali. "Quando le materie prime della chimica hanno prezzi alti questo è persino un business in grado di rendere qualcosa", conclude Tomei. Il grasso, per dire, può valere diverse centinaia di euro a tonnellata.
Latte, yogurt e formaggi scaduti - anche loro sottoposti in teoria a regole precise - subiscono due tipi di processi di trasformazione: l'utilizzo più frequente dopo la scadenza è quello per l'alimentazione animale (specie suini). E in questo caso ad assorbire i surplus sono gli allevamenti più vicini agli impianti di produzione. Altrimenti vengono polverizzati e le proteine nobili ottenute da questo trattamento possono trasformarsi in mangimi o persino in principi per nuovi prodotti destinati ad alimentazione umana. In alternativa possono essere sversati pure loro in impianti di compostaggio o biogas o conferiti agli inceneritori oppure (fino al 31 luglio 2011) venir gettati tout court in discarica "anche se l'elevato contenuto di carbonio organico disciolto, responsabile di cattivi odori, sconsiglia questo utilizzo", conclude Ficco. Carne, latticini, pane o verdura, resta però sempre una costante. Lo spreco è enorme. E il costo del cibo scaduto, a fine ciclo, è altissimo per aziende, comunità e ambiente.
I FURBETTI DELLA SCADENZA Perché malgrado questa rete normativa di protezione ogni anno leggiamo di truffe sul cibo scaduto? Quali sono i punti deboli di questa catena? Che responsabilità hanno i produttori e i responsabili della grande distribuzione? Per dare una risposta, più che alle risposte ufficiali delle associazioni di settore o dei singoli attori della filiera, bisogna affidarsi in questo casi alle mezze ammissioni informali che tutti, a patto dell'anonimato, sono disposti a fare. E che dipingono un quadro abbastanza uniforme per capire come mai in Italia continuino a spuntare esercenti che cambiano le etichette per allungare la vita dei loro prodotti o si scoprano magazzini clandestini dove si fanno risorgere come Lazzaro partite di formaggio coperte di muffa e già trasformate in pasto per vermi.
Le ispezioni - è il parere di molti protagonisti del settore - non mancano. Solo nel 2009 i Nas hanno operato 34.675 perquisizioni a sorpresa contro i pirati alimentari. E in linea di massima né l'industria alimentare né le catene di vendita al dettaglio "hanno interesse a favorire fenomeni illegali di questo tipo, anche perché loro ci mettono la faccia", dice un ufficiale dei Nuclei anti-sofisticazione. La casistica dei reati scoperti è chiara: a taroccare di più sulla destinazione dei cibi scaduti sono due categorie: "I piccoli dettaglianti e i supermercati di dimensioni minori (dove "scade" il 20% delle 244mila tonnellate bruciate nel commercio al dettaglio, ndr) - dicono ai Nas - e gli smaltitori più spregiudicati".
"I primi molto spesso faticano a farsi carico dei costi, altissimi per loro, necessari per eliminare gli "avanzi"", dice Segrè. E finiscono così per forzare artificialmente la scadenza ritoccando l'etichetta o per gettare in pattumiera senza troppo riguardo quello che non si può più vendere. I secondi invece dopo essere stati pagati per trattare gli ex-alimenti vanno al raddoppio. E invece che pagare per distruggerli o valorizzarli, finiscono per rivenderli sul mercato nero dell'alimentazione clandestina "dove si riciclano questi prodotti rendendoli presentabili e immettendoli su circuiti di vendita paralleli".
Con rischi ovvi per la salute degli italiani. La soluzione? "Ridurre gli sprechi a zero!" è la parola d'ordine di Segrè. In un paese che dal campo alla discarica, passando per industria e distribuzione, perde 20 milioni di tonnellate di cibo l'anno (valore 37 miliardi, il 3% del Pil) vorrebbe dire risparmiare i soldi - oltre ai costi sociali e ambientali - di tre manovre finanziarie.
http://tv.repubblica.it/le-inchieste/cibo-invenduto-ecco-come-non-sprecarlo/59494?video=&pagefrom=1
INCHIESTA ITALIANA
Yogurt, verdure e bistecche
Un miliardo in fumo col cibo scaduto
Viaggiano verso la discarica oltre sedicimila tir mentre si potrebbero sfamare 630mila persone. Si fa largo anche in Italia il riutilizzo a fini benefici e i market cercando di ridurre al minino l'invenduto
di ETTORE LIVINI
Rrei solo di essere rimasti troppo a lungo tra gli scaffali di negozi e ipermercati, superando la soglia di non ritorno della loro data di scadenza. Che fine fa tutto questo (ex) ben di Dio che vale quasi un miliardo di euro l'anno? Ed è davvero tutto cibo da buttare? Quanto se ne riesce a salvare in zona Cesarini per destinarlo a opere di beneficenza? Quali prodotti vanno in discarica e quali (e come) vengono riciclati? Chi sono e come operano i "pirati" del cibo scaduto?
UNA QUESTIONE DI ETICHETTA A regolare nascita, vita, morte (e in qualche caso reincarnazione sotto nuove forme) di quello che mangiamo è un rigido regolamento europeo completato da alcune norme tutte tricolori. La legge - semplificando - è chiara. Esistono due tipi di etichette per fissare la scadenza: una tassativa - "Da consumarsi entro" - destinata ai prodotti rapidamente deperibili come latte fresco, carne, uova e pesce che non possono essere venduti oltre il giorno stabilito. L'altra aggiunge solo un avverbio - "Da consumarsi preferibilmente entro" (la troviamo per dire su pasta, yogurt, oli e succhi di
frutta) - ma ha caratteristiche completamente diverse.
È un'indicazione "commerciale", tecnicamente il "termine minimo di conservazione", stabilita dai produttori per indicare la data presunta in cui l'articolo inizia a perdere le sue caratteristiche organolettiche. Senza essere per questo essere per forza dannoso per la salute. "Prendiamo lo yogurt - spiega Andrea Segrè, preside della facoltà di agraria di Bologna e presidente di Last Minute Market (Lmm), una società creata dall'università emiliana per il recupero (a fin di bene) dei cibi invenduti - . Cosa succede un secondo dopo l'ora X indicata come termine "preferibile" di consumo in etichetta? Niente. Semplicemente muore qualche migliaio dei milioni di fermenti lattici vivi presenti nella vaschetta. Lo yogurt in sé se ben conservato è ancora perfettamente commestibile per altre due settimane. Io ne ho in frigo uno scaduto a maggio scorso che consumerò a scopo dimostrativo davanti alle telecamere!".
Un kamikaze? Non proprio, se è vero che paesi avanzati dal punto di vista alimentare come Svizzera e Gran Bretagna prevedono una doppia etichettatura che separa il giorno "fatale" dell'inizio del decadimento organico da quello in cui il vasetto o la confezione di pasta o il barattolo di marmellata diventano (spesso settimane o persino mesi dopo) davvero pericolosi per la salute.
LA HIT-PARADE DEI CIBI SCADUTI Quanto si conservano in media i cibi una volta arrivati al supermercato? E quali sono quelli che scadono di più? Risposta (alla seconda domanda) facile: quelli che durano di meno. Negozi, supermercati e iper tricolori non riescono a vendere, a volte anche per difetti di conservazione, tra l'1 e l'1,2% del loro fatturato. Qualcosa come 244mila tonnellate di prodotto l'anno. Lo spreco però è a diverse velocità.
Il re assoluto di categoria - specie nella grande distribuzione - è il pane: tra francesini, baguette, bocconi al sesamo, michette e filoni ne resta sugli scaffali ogni giorno qualcosa come il 15%. Segue la verdura con uno scarto secondo i dati Lmm del 10%. Secondo stime interne di Assolatte il reso del latte fresco ("vita media 6 giorni allungabili a nove con una buona conservazione in frigo", assicura un esperto di settore) è tra il 2,5% e il 3%. Quello dello yogurt è tra il 3 e il 5% malgrado una durata tra i 20 e i 30 giorni. "La carne dei banconi di macelleria, tagliata dal dettagliante, dura attorno ai tre giorni e ha tassi di invenduto sotto l'1,6%", spiega Francois Tomei di Assocarni. Resiste di più il pollo pre-confezionato in atmosfera modificata (senza ossigeno in vaschetta) che dura sei-sette giorni nel frigo del negozio. I prodotti a scadenza più lunga - la pasta di grano duri, i biscotti e i formaggi stagionati come parmigiano e grana - hanno invece resi vicini allo zero.
SALVATAGGI (BENEFICI) LAST MINUTE Cosa succede al cibo scaduto o quasi? Chi ha la responsabilità di riciclarlo o smaltirlo? E quanto costa? Anche in questo caso la legge non lascia dubbi: "Il produttore del rifiuto è responsabile della sua destinazione finale" spiega Paola Ficco, giurista ambientale e docente presso La Sapienza. La sola industria alimentare, secondo le stime della Fda americana, spende il 4% dei suoi ricavi per smaltire questo eccesso.
Non proprio spiccioli: il listino prezzi delle aziende specializzate nel trattamento del cibo scaduto offre servizi di ritiro a prezzi che vanno dai 6 agli 80 centesimi al chilo a seconda del prodotto. Ridurre al minimo lo spreco, insomma, è pure questione di risparmio. "Noi cerchiamo di lavorare come padri di famiglia, riducendo al minimo l'invenduto" conferma Renata Pascarelli della direzione qualità di Coop Italia. Come? Il metodo più semplice è quello dei big della grande distribuzione inglese: la creazione di aree specifiche nel punto vendita dove concentrare la vendita a forte sconto - tra il 30 e il 50% - dei prodotti vicini alla scadenza.
Questa specie di saldo last minute sta iniziando a prender piede in Italia solo ora. La via maestra per ridurre lo spreco nel Belpaese - a dire il vero per ora un sentierino molto stretto - è un'altra: l'intervento di società organizzate per raccogliere gli alimenti che si avvicinano alla "morte organolettica" per riutilizzarli a fini benefici. "Una scommessa in cui vincono tutti: il produttore che risparmia, l'ipermercato che delega la logistica, l'ambiente che elimina i rifiuti e chi riceve in dono il cibo", dice Segrè. La Coop con il suo progetto "Buon fine" - che coinvolge 380 punti vendita, 1.301 onlus e 123mila beneficiari finali - ha salvato dalla discarica e distribuito nel 2009 oltre 2,4 milioni di chili di alimenti per un valore di 14 milioni di euro. Esselunga ha firmato una convenzione con il Banco Alimentare che ha recuperato un milione di euro di prodotti nel 2009. Lo stesso fanno Conad e gli altri big.
Il Banco Alimentare da solo ha raccolto e redistribuito nel 2009 lungo l'intera filiera dal campo all'iper merce per 228 milioni di euro (solo 5 però ritirati dalla grande distribuzione). Last minute market lavora con 40 differenti realtà in tutta Italia. Secondo le stime dello spin-off universitario di Bologna, il solo recupero del cibo che scade tra gli scaffali consentirebbe di ridurre di 291mila tonnellate l'anno le emissioni di CO2 in Italia. "Di lavoro da fare ce n'è molto - assicura Segrè - . Nel 2003, per dare un'idea, abbiamo fatto il primo lavoro con un Conad di 6mila mq. a Bologna. In un anno abbiamo riciclato 172 tonnellate, 17 tir in meno in discarica e pasti ogni giorno per 350 persone. E oggi quel Conad, grazie al nostro lavoro, ha imparato a "buttare" solo 90 tonnellate l'anno".
SE LA EX FETTINA DIVENTA DETERSIVO La percentuale di alimenti quasi scaduti recuperati in tavola è però ancora ridottissima. Cosa succede a quelli ormai irrecuperabili? Si possono riciclare sotto nuove vesti? Anche qui la normativa è composita. Pane e verdura, per dire, "sottostanno alle regole dei rifiuti normali", spiega Ficco. Vanno cioè liberati dagli imballaggi, poi - se le cose sono fatte per bene - finiscono agli impianti di compostaggio o di biogas. Oppure, gli uomini di settore spiegano che è quello che capita più spesso, prendono la strada della discarica.
Più complesso l'iter per le carni. Naturalmente (almeno in teoria) non possono finire nel bidone dei rifiuti così come sono. E devono essere trattati con procedure ben stabilite. "I prodotti non presentabili ma con caratteristiche di commestibilità finiscono per lo più all'industria per l'alimentazione di animali da compagnia", spiega Tomei. Il resto viene degradato a "sottoprodotto di origine animale". Viene ritirato da aziende specializzate che separano il grasso - la parte più pregiata - in impianti di colatura e bollitura. Gli scarti meno nobili sono indirizzati all'incenerimento, all'industria dei fertilizzanti e alla termovalorizzazione del biogas ("abbiamo anche ottenuto certificati verdi per il nostro ruolo nel campo dell'energia rinnovabile", racconta il direttore di Assocarni).
La parte più pregiata della ex-fettina o della coscia di pollo viene girata all'industria chimica. Che utilizza i derivati di carne scaduta nella produzione di detersivi, saponi e persino di medicinali. "Quando le materie prime della chimica hanno prezzi alti questo è persino un business in grado di rendere qualcosa", conclude Tomei. Il grasso, per dire, può valere diverse centinaia di euro a tonnellata.
Latte, yogurt e formaggi scaduti - anche loro sottoposti in teoria a regole precise - subiscono due tipi di processi di trasformazione: l'utilizzo più frequente dopo la scadenza è quello per l'alimentazione animale (specie suini). E in questo caso ad assorbire i surplus sono gli allevamenti più vicini agli impianti di produzione. Altrimenti vengono polverizzati e le proteine nobili ottenute da questo trattamento possono trasformarsi in mangimi o persino in principi per nuovi prodotti destinati ad alimentazione umana. In alternativa possono essere sversati pure loro in impianti di compostaggio o biogas o conferiti agli inceneritori oppure (fino al 31 luglio 2011) venir gettati tout court in discarica "anche se l'elevato contenuto di carbonio organico disciolto, responsabile di cattivi odori, sconsiglia questo utilizzo", conclude Ficco. Carne, latticini, pane o verdura, resta però sempre una costante. Lo spreco è enorme. E il costo del cibo scaduto, a fine ciclo, è altissimo per aziende, comunità e ambiente.
I FURBETTI DELLA SCADENZA Perché malgrado questa rete normativa di protezione ogni anno leggiamo di truffe sul cibo scaduto? Quali sono i punti deboli di questa catena? Che responsabilità hanno i produttori e i responsabili della grande distribuzione? Per dare una risposta, più che alle risposte ufficiali delle associazioni di settore o dei singoli attori della filiera, bisogna affidarsi in questo casi alle mezze ammissioni informali che tutti, a patto dell'anonimato, sono disposti a fare. E che dipingono un quadro abbastanza uniforme per capire come mai in Italia continuino a spuntare esercenti che cambiano le etichette per allungare la vita dei loro prodotti o si scoprano magazzini clandestini dove si fanno risorgere come Lazzaro partite di formaggio coperte di muffa e già trasformate in pasto per vermi.
Le ispezioni - è il parere di molti protagonisti del settore - non mancano. Solo nel 2009 i Nas hanno operato 34.675 perquisizioni a sorpresa contro i pirati alimentari. E in linea di massima né l'industria alimentare né le catene di vendita al dettaglio "hanno interesse a favorire fenomeni illegali di questo tipo, anche perché loro ci mettono la faccia", dice un ufficiale dei Nuclei anti-sofisticazione. La casistica dei reati scoperti è chiara: a taroccare di più sulla destinazione dei cibi scaduti sono due categorie: "I piccoli dettaglianti e i supermercati di dimensioni minori (dove "scade" il 20% delle 244mila tonnellate bruciate nel commercio al dettaglio, ndr) - dicono ai Nas - e gli smaltitori più spregiudicati".
"I primi molto spesso faticano a farsi carico dei costi, altissimi per loro, necessari per eliminare gli "avanzi"", dice Segrè. E finiscono così per forzare artificialmente la scadenza ritoccando l'etichetta o per gettare in pattumiera senza troppo riguardo quello che non si può più vendere. I secondi invece dopo essere stati pagati per trattare gli ex-alimenti vanno al raddoppio. E invece che pagare per distruggerli o valorizzarli, finiscono per rivenderli sul mercato nero dell'alimentazione clandestina "dove si riciclano questi prodotti rendendoli presentabili e immettendoli su circuiti di vendita paralleli".
Con rischi ovvi per la salute degli italiani. La soluzione? "Ridurre gli sprechi a zero!" è la parola d'ordine di Segrè. In un paese che dal campo alla discarica, passando per industria e distribuzione, perde 20 milioni di tonnellate di cibo l'anno (valore 37 miliardi, il 3% del Pil) vorrebbe dire risparmiare i soldi - oltre ai costi sociali e ambientali - di tre manovre finanziarie.
(07 gennaio 2011) © Riproduzione riservata
Qui sotto il link:
http://tv.repubblica.it/le-inchieste/cibo-invenduto-ecco-come-non-sprecarlo/59494?video=&pagefrom=1
Thursday, 20 January 2011
salsicce e salami
Questa mattina ho deciso di fare delle salsicce e del salme dai residui di carne avanzata dai primi tagli del maiale. Ho gia' fatto un piede di prosciutto e alcune pancette. La carne ricavata dalle ossa era circa un chilo e quattrocento grammi.La ho tagliuzzata per bene e messo tutti i condimenti per poi insaccarla nei budelli appropiati. Per il salame ho usato l'imbuto speciale che ho portato da casa da Oliena e ha funzionato molto bene. Inoltre ho fatto altra pancetta stesa e arrotolata. Poi ho bollito le ossa per ricavarne del brodo e altra carne che era difficile da staccare. Qui sotto alcune foto di oggi. Ci ho speso due ore e mezza per il tutto e posso ritenermi soddifatto di quanto ho fatto. Avro' brodo per tutta la settimana, ma e' uscito buono. Ne ho avuto a pranzo e ne avro' anche stasera.
Sopra i budelli in ammollo in acqua calda e qui la carne a pezzettini con il grasso a dadini.Gli ingredienti che ho mischiato alla carne. Sale, pepe, rosmarino,timo,cannella,origano,salvia,prezzemolo e vino rosso prodotto da me dalle frutte selvatiche
Monday, 17 January 2011
100 kg
Sabato e' stata una giornata intensa. Sono andato a Abriachan per le nove e mezza dove ho incontrato il cugino di Christine che e' venuto per ammazzare il maiale. Dopo una breve perlustrazione della zona e una breve chiaccherata sul da farsi, abbiamo deciso che era ora di cominciare le operazione, anche perche' ha comincaito a piovere di dovere e dove era il maiale il terreno era argilloso e quindi abbiamo deciso di cercare di avvicianre il maiale alla rete elettrica dove c'era un po' di erba. Allan si e' quindi appostato dietro un albero per tenere fermo il fucile mentre io ho dato del cibo al maiale per renderlo tranquillo. Mangiava sereno e.......un colpo secco e non ha sofferto niente. certe esperienze che mi ricordo quando si uccideva un maiale a "Cacciedda" con il coltello e il maiale che soffriva le pene dell'inferno.....meglio una pallottola.
Quindi li abbiamo tagliato la gola e recuperato il sangue. Lo abbiamo trascinato sull'erba e ci siamo resi conto di quanto fosse pesante. Alla fine si era sui cento chili. Tra la pulizia, lo sventramento e tutto ci abbiamo impiegato circa 5 ore. Il maiale e' adesso appeso nella casa di legna pronto per me per farlo in parti desiderate.
Sicuramente faremo due prosciutti, del bacon ( pancetta), salsiccie e salami piu' la carne da arrostire.
ho recuperato la testa domenica mattina e l'ho pulita per poi recuperare della carne da dove ho fatto 15 amburger mentre ho bollito il resto per riempire 7 vasetti di carne in gelatina. E' incredibile quanta carne esce dalla testa di un maiale.
Sotto alcune foto.
Qui sopra gli amburger
Qui il maiale in due parti. Ci sara' da lavorare....
Qui parte della carne della tesata bollita con le ossa e invasata con la sua gelatina naturale.Il vaso grande contiene la rimanenza della gelatina che potra' servire per alrtri piatti. In tutto ho prodotto 7 vasi di carne e due vasi grandi di gelatina.
Quindi li abbiamo tagliato la gola e recuperato il sangue. Lo abbiamo trascinato sull'erba e ci siamo resi conto di quanto fosse pesante. Alla fine si era sui cento chili. Tra la pulizia, lo sventramento e tutto ci abbiamo impiegato circa 5 ore. Il maiale e' adesso appeso nella casa di legna pronto per me per farlo in parti desiderate.
Sicuramente faremo due prosciutti, del bacon ( pancetta), salsiccie e salami piu' la carne da arrostire.
ho recuperato la testa domenica mattina e l'ho pulita per poi recuperare della carne da dove ho fatto 15 amburger mentre ho bollito il resto per riempire 7 vasetti di carne in gelatina. E' incredibile quanta carne esce dalla testa di un maiale.
Sotto alcune foto.
Qui sopra gli amburger
Qui il maiale in due parti. Ci sara' da lavorare....
Qui parte della carne della tesata bollita con le ossa e invasata con la sua gelatina naturale.Il vaso grande contiene la rimanenza della gelatina che potra' servire per alrtri piatti. In tutto ho prodotto 7 vasi di carne e due vasi grandi di gelatina.
Friday, 14 January 2011
Domani si va a Abriachan
Domani e' il giorno del sacrificio di un maiale. le previsioni del tempo sono molto brutte inquanto piovera' moltissimo, ma avevamo gia' deciso la data e pertanto si andra' avanti con l'uccisione del maiale.Portero' il maiale tagliato in due a casa per appenderlo nella nuova casa di legna per alcuni giorni, poi dovro' appezzarlo per ricavarne prosciutti, salami, salsiccie e pancette. lo faro' con calma inquanto non ho molta esperienza come macellaio, ma mi dara' l'opportunita' di imparare.
Questa settimana mi sono nutrito principalmente di zuppe vegetali e brodo fatto con le ossa di un'oca. ho fatto ancora del pane e finito della trota che avevo conservato in vasetto dall'anno scorso. ieri ho imbottigliato del vino di prugne che quest'anno sembra essere migliore dello scorso.
penso che dalla prossima primavera / estate dovro' im pegnarmi di piu' neklla raccolta di piu' ciliegie selvatiche e altre frutte, inquanto i vini sono molto buoni e pertanto cercheremo di risparmiare anche li producendo piu' vini e succhi di frutta.
Fra un paio di settimane una delle cuoche mi portera' tre galli che vuole in cambio di una teglia di pasta al forno.Affare fatto signora. Ci sono molte persone che vorrebero fare uno scambio di prodotti ma sfortunatamente non ho bisogno di altri prodotti per il momento, pertanto dovranno aspettare.
Qualche settimana fa ho fatto una lezione a delle signore e un signore per come fare la pastsa in casa.Abbiamo fatto gnochetti sardi, sfoglie per la lasagna e lasagnette.Tutti molto entusiasti. Infati una delle signore ha chiesto al marito di farsi regalare per natale la macchina per fare la pasta.
Non ho foto da postare in questo momento ma spero di farne alcune piu' in la. Il tempo e' sempre troppo poco, ma fa niente.
Questa settimana mi sono nutrito principalmente di zuppe vegetali e brodo fatto con le ossa di un'oca. ho fatto ancora del pane e finito della trota che avevo conservato in vasetto dall'anno scorso. ieri ho imbottigliato del vino di prugne che quest'anno sembra essere migliore dello scorso.
penso che dalla prossima primavera / estate dovro' im pegnarmi di piu' neklla raccolta di piu' ciliegie selvatiche e altre frutte, inquanto i vini sono molto buoni e pertanto cercheremo di risparmiare anche li producendo piu' vini e succhi di frutta.
Fra un paio di settimane una delle cuoche mi portera' tre galli che vuole in cambio di una teglia di pasta al forno.Affare fatto signora. Ci sono molte persone che vorrebero fare uno scambio di prodotti ma sfortunatamente non ho bisogno di altri prodotti per il momento, pertanto dovranno aspettare.
Qualche settimana fa ho fatto una lezione a delle signore e un signore per come fare la pastsa in casa.Abbiamo fatto gnochetti sardi, sfoglie per la lasagna e lasagnette.Tutti molto entusiasti. Infati una delle signore ha chiesto al marito di farsi regalare per natale la macchina per fare la pasta.
Non ho foto da postare in questo momento ma spero di farne alcune piu' in la. Il tempo e' sempre troppo poco, ma fa niente.
Monday, 10 January 2011
Le vacanze di natale sono finite
E' un po' che non scrivo ma tutto procede bene riguardo la mia dieta naturale...insomma non ho perso peso ma mi sembra di sentirmi meglio, forse nella mia mente e psicologicamente. Durante le vacanze tutta la famiglia ha preso parte nell'esperimento eccetto per un paio di pasti. Questo dimostra come e' possible sopravvivere mangiando solo prodotti coltivati, quelli conservati, quelli presi dalla natura selvatica e con carne solo di selvaggina. ieri era la giornata della fame nel mondo ma non molto se ne e' parlato nei telegiornali. Pultroppo certe notizie non fanno notizia e meno se ne parla meglio e'.
Comunque, per darvi una cifra, 20.000 persone muoiono per fame ogni giorno, sopratutto bambini e vecchi. Quello che bisogna capire e' che noi ne siamo in una certa maniera responsabili. Come? Il nostro tenore di vita e' la conseguenza di uno sfruttamento di risorse che vengono prese da altri per il nostrro beneficio. E il cibo che noi abbiamo in super abbondanza e del quale ne sprechiamo circa la meta' o piu' , ha un impatto su altre popolazioni che poi ne soffrono le conseguenze. Noi paesi occidentali importiamo milioni di tonnellate di cibo da altri paesi per poi buttarne la meta'.
Questa produzione sfrutta la terre e le acque di questi paesi privandoli di queste risorse essenziali. In India per esempio la Cocacola company usa una quantita' enorme di acqua e inquina durante la produzione la acque sotterranee, privando le popolazioni locali di un bene fondamentale come l'acqua.
La cocacola e' poi bevuta da noi a prezzi bassi perche' prodotta a bassi costi. Questo e' un esempio di molti. Queste cose non sono nella conoscenza comune perche' non sono comode e perche' le multinazionali ci nascondono la verita' di questi fatti.
A casa abbiamo mangiato di tutto e certi pasti erano fatti con rimanenze di due o piu' pasti. Zuppe, pasta e brodi fatti con le ossa di fagiano e ossa del collo della pecora ci hanno soddisfatto pienamente. Con le castagne di Gianna ho fatto un pesto che e' risultato buonissimo per condire la pasta. Riferiro' la ricetta a Gianna per provarlo.
Il freezer finalmente comincia a svuotarsi ma anche ieri ho ricevuto un'oca selvatica in cambio di due bottiglie della mia birra. Insomma ci sono ancora prodotti che arrivano e penso che alla fine di Febbraio avro' ancora un bel po' di roba da consumare.
Questa sera per cena sto preparando un brodo dalle ossa dell'oca. Ce ne sara' per tre piatti almeno. Ho recuperato del cavolo dal giardino della scuola inquanto si stava rovinando e l'ho bollito per poi conservarlo nel freezer.
Qui sto recuperando della carne dall'osso del collo della pecora. Solo dal collo ne ho ricavato tre pasti piu' il brodo per altri due pasti. non male per un pezzo dell'animale che qui buttano via.
Alla prossima.Ciao
Comunque, per darvi una cifra, 20.000 persone muoiono per fame ogni giorno, sopratutto bambini e vecchi. Quello che bisogna capire e' che noi ne siamo in una certa maniera responsabili. Come? Il nostro tenore di vita e' la conseguenza di uno sfruttamento di risorse che vengono prese da altri per il nostrro beneficio. E il cibo che noi abbiamo in super abbondanza e del quale ne sprechiamo circa la meta' o piu' , ha un impatto su altre popolazioni che poi ne soffrono le conseguenze. Noi paesi occidentali importiamo milioni di tonnellate di cibo da altri paesi per poi buttarne la meta'.
Questa produzione sfrutta la terre e le acque di questi paesi privandoli di queste risorse essenziali. In India per esempio la Cocacola company usa una quantita' enorme di acqua e inquina durante la produzione la acque sotterranee, privando le popolazioni locali di un bene fondamentale come l'acqua.
La cocacola e' poi bevuta da noi a prezzi bassi perche' prodotta a bassi costi. Questo e' un esempio di molti. Queste cose non sono nella conoscenza comune perche' non sono comode e perche' le multinazionali ci nascondono la verita' di questi fatti.
A casa abbiamo mangiato di tutto e certi pasti erano fatti con rimanenze di due o piu' pasti. Zuppe, pasta e brodi fatti con le ossa di fagiano e ossa del collo della pecora ci hanno soddisfatto pienamente. Con le castagne di Gianna ho fatto un pesto che e' risultato buonissimo per condire la pasta. Riferiro' la ricetta a Gianna per provarlo.
Il freezer finalmente comincia a svuotarsi ma anche ieri ho ricevuto un'oca selvatica in cambio di due bottiglie della mia birra. Insomma ci sono ancora prodotti che arrivano e penso che alla fine di Febbraio avro' ancora un bel po' di roba da consumare.
Questa sera per cena sto preparando un brodo dalle ossa dell'oca. Ce ne sara' per tre piatti almeno. Ho recuperato del cavolo dal giardino della scuola inquanto si stava rovinando e l'ho bollito per poi conservarlo nel freezer.
Qui sto recuperando della carne dall'osso del collo della pecora. Solo dal collo ne ho ricavato tre pasti piu' il brodo per altri due pasti. non male per un pezzo dell'animale che qui buttano via.
Alla prossima.Ciao
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